Tindari

 

Centro posto sulla costa settentrionale della Sicilia, a 280 metri sopra il mare e 10 Km ad Est dal centro di Patti, del cui comune fa parte. Sorge sul capo omonimo, a picco su una spiaggia dal singolare e tortuoso profilo costituito da una serie di lingue di sabbia dorata: i cosiddetti “ Laghetti di Marinello “. Al sommo del colle s'innalza il santuario della “ Madonna Mora “ ( foto 159 ) donde la vista spazia sulla penisola di Milazzo, sulle Eolie, sulle vette dei Peloritani. Questo santuario deve il suo nome a una miracolosa statua della Madonna col Bambino dalla carnagione dipinta in nero, oggetto di particolare devozione da parte dei siciliani che vi tengono festa grande l'8 settembre. Il santuario sorge sull'acropoli dell'antica TYNDARIS, fondata nel 396 a . C. da Dionisio I di Siracusa, favorita da Roma per la sua fedeltà durante le guerre puniche ed eretta a colonia verso la metà del sec. I d. C. Al largo di Tindari si svolse nel 275 a . C. una battaglia navale di esito incerto tra una squadra romana comandata da C. Attilio Regolo e una cartaginese. Nel 36 d. C. Augusto vi sconfisse Sesto Pompeo. Diocesi nei primi secoli cristiani, venne distrutta dagli arabi, forse nel sec. IX. Esplorata da Renan nel 1860-61 e poi da altri, l'area di Tyndaris è stata oggetto di scavi e di prospezioni aeree e sottomarine dal 1934 e soprattutto tra il 1949 e il 1964. Il tracciato urbanistico, regolarissimo, risale alla fondazione della città. Essa è racchiusa da una cinta muraria costituita da elementi di età dionigiana in opera incerta rivestita da intonaco e da una struttura a blocchi squadrati posteriore, del sec. III a. C. Tra i monumenti più importanti, oltre ad alcune necropoli con tombe del sec. VIII a. C. e di età romana, sono: il teatro, della fine del sec. IV a. C., rimaneggiato in età imperiale; la basilica, vero e proprio propileo della agorà, costituita da un'aula coperta con volta a botte in calcestruzzo, case di abitazione e un complesso termale, di età romana. Gli scavi, iniziati il secolo sorso, hanno messo in luce la pianta della urbs romana costituita, com'era norma, dall'intersezione di vie maggiori ( decumana , da Est a Ovest ) e minori ( cardines, da Nord a Sud ) ove erano le botteghe ( tabernae ) e gli isolati di case ( insulae ). Alcune di queste erano provviste di cortile a colonnato ( peristilium ) attorno al quale erano disposti i vari ambienti di cui si vedono ancora le fondazioni ( foto 160 ). Altri resti riguardano il teatro ellenistico-romano, il cosiddetto Ginnasio, e l'edificio termale. Il teatro, sorto nel III-II sec. a. C., fu poi adattato dai romani a sede di ludi gladiatori e venatori con la soppressione dei primi grandi della cavea e la modifica del settore orchestra-palcoscenico. Oggi si vedono parte della cavea con 28 gradinate divise da 11 cunei ( foto 162 ), le fondazioni della scena ellenistica e gli ingressi ai paraskenia laterali alla scena che servivano da camerini per gli attori e da deposito di oggetti teatrali. Il Ginnasio si ritiene che servisse piuttosto da sala per le pubbliche riunioni. Era in origine a tre piani ma solo l'inferiore è in parte conservato. Questo era un grande salone di cui sono superstiti parte dei muri laterali, le arcate di ingresso ( foto 161 ) ed altre strutture. Dal Ginnasio si accedeva alla piazza principale di Tindari, l'agorà. I ruderi dell'edificio termale testimoniano l'esistenza di spogliatoi, di vasche per bagni freddi, tiepidi e caldi, nonché di forni per il riscaldamento; molti pavimenti erano decorati a mosaici. Importanti sculture rinvenute a Tindari sono ora conservate in parte all'Antiquarium locale ( situato nei pressi della zona degli scavi ) e in parte al museo di Palermo.